November rain?
Status: "Eleonora is enjoying sweet november". E giù piovono commenti laconici sul cielo bigio, il freddo becco e tutte le tristezze del mondo.
Ok, ragioniamoci: anch'io mi sento molto meglio al caldo di giugno, col sole alto e magari il mio mare a un passo, ma dato che il calendario ci impone l'inverno, tanto vale prenderne il buono, no?
Novembre è bello per il maglioncino d'angora color del cognac, che sulla pelle fa subito caldo soprattutto al mattino presto.
Novembre è bello per le sere che decidi che proprio non c'hai voglia d'uscire e stai a casa con lui a cucinare il gateau di patate, oppure questa torta qui e subito ripensi al nord che ti è caro.
Novembre è bello perché il cappottino nero ti sta una meraviglia e lo sai ed è bello specchiarsi nelle vetrine passeggiando per il centro e poi andare nel bar caldo di via Po a bere tisane profumate sui tavoloni lunghi di legno massiccio.
Novembre è bello perché a Torino fa rima con le "Luci d'Artista" e anche con il TorinoFilmFestival e oggi la dedichi a te e farai una scorpacciata di film su e giù per i cinema del centro.
Novembre è bello per le castagne raccolte in piazza Cavour e poi messe lì in tasca, a proteggerti dal freddo, come vuole la tradizione popolare.
Novembre è bello perché su internet è pieno di gente che si vende la spider e col tuo fidanzato già programmate le gite scappottati a primavera.
Novembre è bello per quel senso di abbiocco, per la tentazione del letargo, perché al piumone nel letto non si può resistere...e certe mattine diventano così soffici.
Insomma, dai, come non si fa a non "enjoying sweet november"? almeno questi primi giorni di grigio e di lento. Per tutto il resto, poi, ne riparliamo.
Storie di ordinario precariato/2
Tremonti ha scoperto l'acqua calda. Se lo chiedeva a me, glielo dicevo sette anni fa quando ho firmato il mio primo co.co.co. che "il posto fisso è meglio".
S e t t e anni fa di questi giorni stavo firmando il mio primo co.co.co. Vado un attimo a deprimermi e torno.
Storie di ordinario precariato
L'autunno: ricominciano le scuole, le matricole si iscrivono all'università, i pigri invece in palestra, i nonni vanno a funghi e i nipoti al catechismo. E i precari che fanno? cercano un nuovo lavoro ovviamente perché l'autunno si sa -chissà poi perché- è il periodo migliore, o così gira voce.
Insomma, alla faccia del fatto che fare la freelancer fa figo, anch'io ho inviato qualche letteruccia qui e là per -diciamo così- allargare il mio giro.
E questa ve la devo raccontare.
Tra i destinatari delle mie missive c'era anche questa rivista -patinata senza pretese- che nella città sabauda fa bella mostra di sé dapprima nelle edicole, e qualche tempo dopo nei cinema, alle mostre, nei locali cool. Ricevuta la letteronza, la caporedattrice mi chiama e con fare furtivo manco si trattasse di carboneria mi invita a "un incontro per conoscerci reciprocamente", "un colloquio insomma" penso io.
Così nel giorno e nell'orario stabilito, mi presento in redazione e la receptionista sciroccata mi accoglie con un "la dottoressa al momento è impegnata e chiede se può tornare tra una mezz'ora". Un po' basita dall'invito, farfuglio qualcosa e scendo nella strada del quartiere di nessuno a cercare un bar, dove davanti a un caffé rifletto sul fatto che quando io sono in ritardo in genere dò un colpo di telefono. Fatta trascorrere la richiesta mezz'ora, torno dalla sciroccata, che mi fa accomodare in un ufficio dove mi attendono la bellezza di altri 35 minuti di anticamera. Dopodiché, madame la redacteur fa la sua comparsa, con una copia del mio cv. Stranamente non mi chiede di raccontarle quello che sul cv c'è scritto, ma esordisce dicendo che loro hanno due tipi di collaboratori, quelli che pagano e quelli che no. E tra quelli che pagano ci sono quelli che sono pagati un po' di più e quelli che un po' di meno. La discriminante me la spiega con un divertente gioco di parole che io le smonto quando le dico "insomma, la tariffa più alta va a quelli che pagate in nero". Lei candida risponde "ecco, sì, così". A seguire mi appioppa sette articoli, corrispondenti ai tre -e dico: tre- numeri successivi della rivista, che costituiscono il mio "periodo di prova" che ovviamente -ovviamente?- non mi verrà pagato. Detto ciò, mi liquida.
Come finisce la storia? Beh, io sono tornata a casa, ho scritto alla gentile signora che anche se lei non aveva dato l'opportunità di esprimermi, io non avevo alcuna intenzione di intraprendere una collaborazione con loro. Innanzitutto perché non accetto di essere pagata in nero, poi perché la tariffa proposta è pari a un quinto di quella che di solito vengo pagata, e infine perché avendo allegato un copioso book di articoli pubblicati su importanti testate non mi metto certo a fare tre e ben tre mesi di prova, per giunta "a gratis". Il post scriptum naturalmente la informava su come non far fare al proprio interlocutore un'ora e passa di anticamera, compresa mezz'ora al bar, sia una questione di educazione. E di buon gusto.
Naturalmente non ho mai ricevuto risposta.

Ci sono cose che fatico a credere. Tipo che l'estate è finita, ad esempio. Insomma, in barba al calendario, io domenica facevo in Liguria l'ultimo bagno della stagione, con le onde calme e le spiagge ormai deserte. Se c'è una cosa che adoro è il mare senza la marmaglia estiva, la passeggiata deserta, il cielo limpido, la focaccia che sembra anche più buona.
Riempono abbastanza il cuore da soffocare i pensieri.
E le parole.
Settembre è passato senza una sola blog-riga.
Je ne me sens pas plus bouleversée, pas du tout.
È stato proprio un bel funerale, c'era davvero un mucchio di gente. Questo almeno è quanto si dice in giro, radio serva ancor prima che sia tutto finito e la morta, giustamente, riposta sotto terra. D'altronde c'era da aspettarselo; una sorta di evento mondano: lei, la novantenne defunta, era una piemontese "bene" della zona, e la periferia ovest sabauda più che a una città talvolta somiglia a un paesello. Insomma, il 31 agosto ha portato quello che Studio Aperto, con gossip e tormentoni, ancora non può decretare: il funerale dell'estate per la popolazione locale.
L'estate 2009 si chiude allora così: è bastato un soffio di vento a cacciar via l'anticiclone, le temperature si sono un po' abbassate ma -tra nuvole e foglie- l'umidità continua spavalda la sua opera.
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[La mia estate invece è stata soprattutto quella qui sopra. E c'è da starne certi: me la porterò dentro per un bel po']
In parole povere
In parole povere, a un certo punto, stanca del caldo e dell'afa di città, ho preso computer e trenino e sono andata a scrivere di numeri, leggi e statistiche in Riviera. In riviera e ripassar certezze: tipo che la focaccia del giorno prima, con un filo di marmellata sopra, a colazione è la morte sua. O anche che gli amici d'infanzia restano sempre uguali a loro stessi. Perfino il gusto del chinotto non cambia.
Ma ora basta, in parole povere, me ne vado in ferie. Mi aspetta un volo lowcost ma solo per nome, Rodi, il mare blu, i sapori della Grecia e l'ometto che preferisco. Buone vacanze!
Diventando grandi
Se scavo nella mia memoria, nel primo ricordo che lo riguarda lui ha non più di tre anni, cammina scalzo incurante dell'asfalto bollente, ha un panciotto tondo che nemmeno Tondo-rotondo-il-bambolotto-
Altro che la lotteria di capodanno
Che le vacanze si rendano ormai necessarie per tutti, lo dimostra il clima di goliardia e blanda pigrizia che ormai da settimane accompagna le riunioni del martedì. E oggi, con una puntualità da far invidia solo agli svizzeri, in redazione è stata organizzata la classicissima lotteria dei regali di Natale per i collaboratori.
Ecco, all'asta non è che siano finiti solo i pacchi non reclamati sette mesi fa, ma sul tavolo facevano bella mostra di sé tutti gli obrobri dal 2003 in avanti. Uscita in sandaletti e borsettina, sono così rientrata a casa carica di sacchetti con le meglio pataccate che si possono rifilare a un giornalista: il fermacarte della camera di commercio in puro simil-argento, un commovente libro di racconti natalizi ambientati in città, un altrettanto entusiasmante libro fotografico sulle attività della società che gestisce l'aeroporto cittadino, una targa recante il nome di una famosa assicurazione in prezioso cioccolato di Gobino (ma presumibilmente scaduta in data imprecisata), un imperdibile libro sulla storia dell'Ontario -ignorabile regione geografica canadese- finanziato per ragioni oscure da una fondazione bancaria.
Inutile dire che adesso ho roba da riciclare per dispetto per decenni.
Ma è andata sicuramente peggio alla collega della pagine istituzioni: lei si è beccata una fornitura formato famiglia di tonno e arringhe. Scaduta nel 2005.
Life in now
Da quasi quattro ore sono live dal seggio 8 della Stalingrado del Nord-Ovest. A dispetto delle dicerie, di presunti comunisti stamattina non se ne sono visti più di una decina. Insomma, adesso non è che c'è granché vita. Anyway, laptop e key: gira tutto intorno a me...
Tre click, tre. Sono quelli che ho dovuto fare per attivare gli rss: storia di guadagnare un nuovo lettore, storia soprattutto che se suddetto lettore non mi mandava il link per attivare l'ambaradan facile-facile, mai mi sarebbe venuto in mente di.
Detto ciò, la principessa va a castello questa sera, e cercherà di tornare col malloppo. (Ma questa sarà una vicenda degna di un post).
E da domani a lunedì sarà poi al seggio, a districarsi tra la varia umanità che voterà -o farà sembianza di votare- ballottaggio e referendum. Anche questo -ahimé, temo- produrrà materiale di cui scrivere.
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